Il Poke: la completezza di un piatto hawaiano

Il poke è un piatto tipico hawaiano che si prepara utilizzando esclusivamente tre ingredienti, che però riescono ad avere un grande impatto per quanto riguarda il punto di vista salutare, e risultano essere molto validi anche sotto il punto di vista nutritivo.

Il poke hawaiano: da cosa è composto

Il piatto tipico hawaiano per eccellenza è il poke, che prevede l’utilizzo di tre ingredienti, ovvero pesce crudo locale tagliato a pezzetti, come ad esempio il tonno pinna gialla, che deve essere condito con alghe fresche e noci kukui, che devono essere rigorosamente arrostite, ed infine sale marino.

Il nome significa “tagliare in pezzi il pesce” e questo piatto trova grande diffusione in tutte le isole del Pacifico, in quanto non solo risulta essere di facile preparazione ma ogni persona che lo ha assaggiato è rimasta colpita dal gusto, nonostante a primo avviso non risulti molto invitante per via del colore scuro che assume il pesce in seguito al periodo dedicato alla marinatura.

Il Poke: un piatto diventato di moda

Il poke è un piatto molto alla moda che negli ultimi anni si è diffuso anche in Italia, dove si è guadagnato il titolo di piatto salutare.

Risulta essere molto consumato in quanto si tratta di un piatto unico che può essere anche venduto da asporto.

La versione italiana differisce leggermente da quella tradizionale, poiché il tonno viene ridotto in piccoli pezzi e in aggiunta vi troviamo altri ingredienti, come ad esempio il riso per il sushi, cipollotti frutta, peperoncino e salsa di varia natura.

Il tutto viene servito in una scodella profonda e vista la varietà e la colorazione di tutti gli ingredienti, si ottiene un risultato che molto spesso viene postato sui social.

Esiste anche una variante che si prepara a base di salmone e avocado: il salmone viene marinato con la salsa di soia, mentre il riso viene lessato e condito con l’aceto di riso.

In aggiunta vengono inseriti carote, cetrioli, avocado e l’insalata di wakame, che deriva dall’apposita alga che solitamente in commercio è disponibile nella forma liofilizzata, e che è possibile recuperare dopo un’immersione di circa 10 minuti in acqua fredda.

Le proprietà di questo piatto

Questo piatto viene definito altamente salutare in quanto ha un basso apporto calorico, contiene molte fibre, vitamine e sali minerali che solitamente sono disponibili in grandi quantità solamente in frutta e verdura.

Grazie alla presenza di alghe risulta essere una grande fonte di iodio, e permette di consumare il pesce potendo far leva sulla presenza di proteine, ferro e omega 3, ed inoltre la qualità dei grassi di questo piatto è accresciuta dall’avocado che presenta molti grassi mono insaturi, e dall’olio extravergine di oliva.

Se al piatto si aggiungono la papaya ed il mango, si avrà una fonte di carotenoidi e polifenoli molto ricca.

Se viene aggiunto il riso si ha un’introduzione di carboidrati complessi che risultano essere facilmente digeribili, e quindi questo piatto viene definito salutare, in quanto svolge funzioni antiossidanti, protettive ed antinfiammatorie.

Scegliere di consumare questa pietanza, quindi, comporta diversi vantaggi che permettono di arricchire la nostra dieta in maniera sana ed equilibrata.

Il ruolo del pesce crudo

Questo piatto prevede l’utilizzo del pesce crudo, che può a sua volta presentare dei rischi per quanto riguarda il profilo sanitario, poiché spesso si rischia di consumare del pesce che non è fresco da cui può derivare la cosiddetta sindrome sgombroide che presenta vari sintomi tra cui il mal di testa, problemi gastrointestinali ed eritema, che nei casi più gravi può comportare anche l’insorgenza di difficoltà respiratoria.

Ovviamente il pesce non solo deve essere acquistato freschissimo, ma deve essere abbattuto per almeno 96 ore nel freezer di casa, in modo da uccidere dei parassiti molto potenti come l’anisakis, che molto facilmente contamina il pesce e che a causa della presenza di vermetti bianchi sottili e allungati risulta non essere di facile individuazione.

Oggi la legge rende obbligatorio l’abbattimento del pesce, anche nel caso esso venga servito crudo in quanto marinarlo non sarebbe sufficiente a sconfiggere le larve di anisakis che una volta ingerite, potrebbero comportare dei gravi problemi soprattutto a livello gastro intestinale.

I primi sintomi dell’ingestione di pesce crudo contaminato da anisakis potrebbero iniziare dal prurito alla gola, che potrebbe comportare successivamente la comparsa di nausea, dolori addominali, diarrea, febbre vomito e potrebbe addirittura recare delle ulcere a livello dell’apparato digerente, per poi sfociare nei casi più gravi in reazioni allergiche, shock anafilattico e attacchi d’asma.