Tre luoghi da non perdere a Padova

Chi volesse passare un interessante weekend a Padova ma non sapesse molto di questa antica e affascinante città, potrebbe farsene un'idea partendo dal detto "Venezia la bella, e Padova sua sorella". Bastano queste parole a portarci immediatamente in un luogo incantato, dove il tempo sembra essersi fermato ad un'epoca ricca di erudizione e bellezza. In effetti Padova è una città che per storia, arte e cultura non può deludere davvero nessuno, ma al tempo stesso è anche giovane, dinamica e piena di sfaccettature sorprendenti. Sarebbe ottimale passarci almeno un fine settimana per apprezzarne pienamente le principali attrattive e lasciarsi accogliere dal suo ambiente a misura d'uomo. In ogni caso, per chi avesse programmato una visita mordi e fuggi, proponiamo qui tre luoghi che, a nostro parere, non possono assolutamente mancare nella lista delle cose da vedere.

 

La Cappella degli Scrovegni

Tutti ne abbiamo sentito parlare in almeno un'occasione della nostra vita, ma di cosa si tratta esattamente? Beh, in Piazza Eremitani, proprio nel centro storico di Padova, all'interno di un edificio apparentemente anonimo che un visitatore distratto potrebbe addirittura non notare, si trova il più completo ciclo di affreschi realizzati da Giotto, che è stato inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell'Umanità dell'Unesco. Realizzati dal pittore e architetto fiorentino tra il 1503 e il 1305, questi affreschi rappresentano varie scene prese sia dal Vecchio che dal Nuovo Testamento, tra le quali si distinguono quelle relative a Gesù e Maria, alle allegorie dei vizi e delle virtù, e allo straordinario Giudizio Universale. Appena vi mettiamo piede veniamo colpiti da un trionfo di colori e ad uno sguardo più attento è la fortissima espressività delle scene e dei personaggi a catturare la nostra attenzione, specialmente quando arriviamo al punto in cui terrificanti demoni torturano e mangiano le anime dannate. A contrasto con tanta nefandezza, il cielo stellato di oro e azzurrite che sovrasta l'intera cappella ci lascia senza fiato e ci dà la netta impressione di far tutti parte di un unico meraviglioso mondo.

 

Il Palazzo della Ragione

In Piazza delle Erbe troviamo invece lo stupefacente Palazzo della Regione, l'imponente edificio che risale ai primi anni del XIII secolo e che è il simbolo stesso della città di Padova, oltre che una testimonianza della sua epoca medievale. Al suo interno uno smisurato salone è completamente affrescato con motivi zodiacali, astrologici, religiosi, animali che rappresentano le frenetiche attività della città in vari periodi dell'anno e le azioni dei giudici del Palazzo (che è stato un tribunale) per redimere le questioni più spinose. Originalmente anche questo luogo ospitava affreschi di Giotto che, tuttavia, sono andati perduti durante un incendio nel 1420. Una curiosità relativa al Palazzo riguarda la possibilità di ammirare la celebre Pietra del Vituperio, o Pietra della Vergogna, su cui i debitori insolventi, dopo essere stati spogliati di tutti i possedimenti e lasciati in mutande, dovevano per 3 volte battere le natiche e recitare la frase "Cedo bonis", ossia "Svendo tutti miei beni".

 

La Specola

È questo il nome del luogo che accoglie l'Osservatorio Astronomico di Padova, una delle strutture di ricerca più importanti dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. Si tratta di un sito veramente unico nel suo genere perché in realtà la Specola è l'antica torre di Castelvecchio dove il tiranno Ezzelino III rinchiudeva e torturava i prigionieri. Molti padovani amano credere che proprio in questa torre Galileo Galilei abbia fatto le sue straordinarie scoperte astrologiche, cosa in realtà impossibile perché l'Osservatorio venne installato nel 1767, cioè 150 anni dopo che Galileo aveva lasciato la città. In ogni caso la Specola non tradirà le aspettative dei suoi visitatori: salendo ben 252 gradini si attraverseranno tutte le sale utilizzate dagli astronomi padovani nei secoli scorsi, arrivando fino alla sala più alta chiamata Sala delle figure, interamente affrescata dal pittore Giacomo Celsa per omaggiare gli stessi studiosi di astronomia. Da questa sala sarà possibile ammirare un panorama a 360 gradi, che anche lo scrittore Goethe (uno dei primi visitatori del luogo) descrisse nei suoi famosi scritti.