Una seconda opportunità per tornare ad apprendere: l’insegnante di strada

Una seconda opportunità per tornare ad apprendere: l’insegnante di strada

Un tempo non troppo lontano, la scuola rappresentava per i più una possibilità concreta di riscatto sociale; chi possedeva un’istruzione aveva reali possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita e trovare un impiego ben retribuito.

L’evoluzione repentina della società ha complicato notevolmente i meccanismi di ordine economico e la scuola oggi, a stento porta avanti il suo compito educativo e su essa grava un problema di non facile soluzione: la dispersione scolastica.
Sempre più soggetti, infatti, non solo non riescono a raggiungere elevati livelli d’istruzione, ma una percentuale sempre più elevata di soggetti non è in grado di conseguire il diploma di licenza media inferiore.

Ci sono delle percentuali gravi che testimoniano i fallimenti della scuola, ma il ragionamento va condotto non tanto sui numeri, quanto piuttosto sulle cause che spingono sempre più soggetti ad abbandonare la scuola. Va tenuto presente che il destino comune di molti ragazzi che abbandonano la scuola, è contraddistinto non solo da un mancato successo sociale, ma da un elevato rischio di disadattamento e di delinquenza giovanile.

Ma che cosa può spingere, un ragazzo ad interrompere il proprio percorso di apprendimento?
Le motivazioni sono molteplici. Molti soggetti non trovano nella scuola alcun potere di attrazione, anzi per la gran parte di questi, la scuola non rappresenta altro che una perdita di tempo: orari poco flessibili, discipline lontane dai loro interessi, relazioni conflittuali o inesistenti con gli insegnanti e i compagni, un forte senso d’inadeguatezza rispetto alle capacità richieste.

Anche l’identikit del ragazzo che abbandona non è univoca, c’è chi per indole è ribelle, disinteressato, chi lo è diventato per adeguarsi alle leggi della famiglia e della strada, c’è chi semplicemente non prova alcun interesse per la scuola (perché interessato al lavoro) o chi ancora al lavoro è costretto a recarsi per poter sopravvivere.

Le statistiche hanno rilevato che un periodo decisamente critico per i ragazzi in crescita è rappresentato dal passaggio dalle scuole elementari alle scuole medie. Il soggetto entra nella fase critica della preadolescenza, si sfaldano i modelli dell’infanzia, la famiglia perde una parte del carisma educativo fino a qual momento posseduto e il gruppo dei pari riveste un’importanza sempre più rilevante, cambiamenti a livello fisico ed emotivo accompagnano il ragazzo verso pensieri e nuovi interrogativi esistenziali e relazionali…

Comportamenti contraddittori di indipendenza spiccata misti a nostalgia impregnata di infantilismo guidano i dubbi e le scelte di questi bambini desiderosi di diventare adulti.
Lo sguardo degli adolescenti verso il mondo adulto è spesso uno sguardo riprovevole, quasi disgustato, gli adolescenti si sentono poco compresi, poco considerati. Eppure è evidente quanto questi soggetti abbiano un estremo bisogno di figure di riferimento solide, con le quali instaurare relazioni di fiducia profonde e costruttive, di quanto bisogno hanno di sentirsi ripettati e valorizzati nelle proprie decisioni, osteggiati e guidati sulle giuste vie, i ragazzi hanno bisogno insomma di confronto vero, di guide autentiche.

Figure di riferimento importanti, (se solo lo volessero), potrebbero essere gli insegnanti.
Il fatto di poter contare su una relazione costruttiva con un insegnante, può rappresentare un abbraccio sicuro nel difficile cammino di crescita, ma quanti insegnanti sono capaci di assicurare un sostegno appropriato e quanti invece rifiutano il loro compito educativo?

Non è utopia che un ragazzo decida di non abbandonare la scuola, per non deludere un insegnante che crede in lui…come non è un utopia che dei ragazzi ritornino a scuola perché hanno finalmente trovato dei professori che li sanno capire…

Sparsi sull’intero territorio nazionale, si stanno evolvendo numerose sperimentazioni di “scuole della seconda opportunità”per aiutare i ragazzi che hanno abbandonato la scuola a reinserirsi e poter conseguire almeno il titolo di licenza media. A Napoli, a Torino, a Genova, a Roma, a Palermo, in quartieri particolarmente disagiati vi sono insegnanti che lottano contro l’apatia e l’indifferenza di chi preferisce credere che la scuola italiana funzioni e che non bada a quel numeroso stuolo di “ultimi della classe” destinati a sprofondare in un vortice di delinquenza precoce.

Il progetto guida italiano è il progetto Chance di Napoli, in esso operano Marco Rossi Doria,(unico maestro di strada riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione), Cesare Moreno e Angela Villani ideatori di questo percorso pedagogico e creativo che permette a molti bambini e ragazzi di trovare un riscatto alla loro vita.

Le loro modalità di lavoro sono atipiche, occorre partire dai loro interessi, da “dove i ragazzi stanno con la mente e con il cuore”, le competenze disciplinari verranno apprese in un secondo tempo, prima di tutto questi ragazzi hanno bisogno di innamorarsi di sé.Partire dall’individualità di ogni ragazzo per permettere la valorizzazione del tesoro che ciascuno possiede, da un processo di riappropriazione delle possibilità di vita attraverso la cultura, scoprendo interessi e curiosità un po’ sopiti o mai considerati.
A Chance si stabiliscono rapporti autentici, di intima familiarità, non sono ragazzi semplici da amare, sono ragazzi cresciuti troppo in fretta, con alle spalle il più delle volte delle situazioni familiari disastrose, genitori violenti o assenti, un’infanzia trascorsa per lo più in strada, ragazzi coinvolti in giri malavitosi, ragazzi disinteressati completamente della scuola.

Eppure poco alla volta, non solo imparano ad andare a scuola, ma imparano tra quotidiane fatiche, successi e frustrazioni, che cosa vuol dire apprendere da qualcuno non solo nozioni e competenze ma vita…Laboratori manuali, di fotografia, di estetica, di cucina, di giornalismo,

di falegnameria, la scrittura, la lettura, i numeri, tutto acquista un senso in un’ottica di applicabilità concreta.
Giorno per giorno, l’orizzonte di questi ragazzi si fa meno buio, non sono più da soli e possono credere in un futuro formativo e lavorativo, il più delle volte estremamente semplice, ma finalmente lontano da una vita di ragazzi di strada…