Storia e Temi del pensiero femminile, Università Roma Tre

Storia e Temi del pensiero femminile, Università Roma Tre

Mi è stato chiesto di “raccontare” l’esperienza del Corso di Perfezionamento in Storia e Temi del pensiero femminile, attivato nell’anno accademico 97-98 presso l’Università di Roma Tre, ho accettato molto volentieri, perché‚ si tratta di “raccontare” un’esperienza non solo accademica ed ufficiale, ma quasi personale e vissuta, direi di più fortemente sentita come esigenza, e, dai primi risultati, condivisa.

Dirò subito che tale Corso ha assunto per me via via una valenza prismatica, varie sembianze e molti aspetti; il punto di partenza più facilmente individuabile è da ricercare nella facies ufficiale, appunto accademica: esistono nelle università tanti corsi di perfezionamento post-lauream,(o master),con prevalenza nei settori scientifici ed economici giuridici, ma un buon numero è presente anche nell’ambito delle discipline umanistiche, la cui finalità é quella di completare, settorializzare, perfezionare la preparazione universitaria, come noto, ed insieme costituire un aggiornamento per coloro che sono già inseriti nel mondo del lavoro.

Perché‚ non organizzare un corso di perfezionamento sulle tematiche, o meglio, intorno a quel vasto continente rappresentato dal pensiero femminile, femminista o della differenza? Rimanendo sempre su questo primo livello, non ci sono state grandi difficoltà, se non quelle consuete, nelle università italiane, di vincere la corsa ad ostacoli della burocrazia (riempire moduli, ottenere approvazioni varie, occuparsi personalmente, da sola e senza infrastrutture o aiuti finanziari, di tutte le relative pratiche, dalla stampa di volantini alle telefonate agli iscritti/e).

Ma mentre eseguivo tutto ciò mi interrogavo insieme sul senso di una tale iniziativa, combattuta da opposte esigenze: da un lato volevo evitare di ricalcare modelli precostituiti della cultura neutra, dall’altra ritenevo tuttavia importante che anche nelle sedi “alte” di questa stessa cultura facessero irruzioni temi, contenuti e metodologie nuove, nate fuori dai circuiti consueti – per esempio nel movimento delle donne -, ma necessariamente intrecciate con il pensiero – per esempio con l’analisi della coscienza di alcuni filosofi, o con l’interrogazione sull’identità di alcuni psicologi, con i rinnovamenti storiografici, etc. Il fine poteva sembrare quasi banale per chi si occupa di queste tematiche da tanto tempo, promuovere cioè lo studio e la ricerca sulla presenza del pensiero femminile nella cultura contemporanea, non escludendo lo sbocco professionale, come recita il regolamento stesso: “preparare esperti/e richiesti/e negli organismi internazionali, Commissione Pari opportunità, negli enti pubblici o privati, nelle attività di formazione, nelle case editrici, nei musei, nelle biblioteche, nonché‚ aggiornare insegnanti di scuola media inferiore e superiore su tali argomenti, come richiesto anche dal Ministero della Pubblica Istruzione. Il contenuto tuttavia assumeva valenze diverse, o meglio era dettato da precomprensioni precise e nient’affatto neutrali, che qui enuncio brevemente. Innanzi tutto sottolineare come non sia senza significato che in un’epoca carica di disincanto e di disillusione ideologica, caratterizzata dalla perdita di certezze e dall’affannosa ricerca di identità, come la nostra, abbia fatto irruzione il pensiero femminile o pensiero della differenza sessuale, quel pensiero che, partendo anch’esso dalla critica alla ratio occidentale come speculazione apparentemente universale, di fatto maschile, ha aperto una strada e mostrato il campo di una riflessione nuova.

Come afferma Rosi Braidotti la crisi del moderno è lo squarcio che ha storicamente aperto la via all’emergenza del soggetto sessuato, della donna, in quanto angolo critico di rimessa in questione del senso stesso dell’umano. Si potrebbe dire che il pensiero della differenza sia possibile proprio perché‚ il logos è in crisi, ma allo stesso tempo la crisi del soggetto classico è dovuta.