Si traduce da quando esistono contatti fra persone che parlano lingue diverse – e quindi, letteralmente, da millenni. Ma se un tempo, e per molti secoli, tradurre è stata un’operazione rara, quasi più riservata alle opere letterarie che al lavoro di tutti i giorni, oggi, nel nostro mondo globalizzato – dove è normalissimo avere la sede in un Paese, un fornitore in un altro, un consulente di progetto in un terzo, e un cliente in un quarto – tradurre è un’esigenza quotidiana. Purtroppo, però, quello della traduzione è un mondo ancora estremamente misterioso per molti che ne fanno pur uso frequente, e questo porta ad una serie di miti e leggende assolutamente da sfatare, che dipingono un’immagine del tutto irrealistica del settore. Eccone tre:

  • Per tradurre basta essere bilingue

Tradurre vuol dire prendere un testo in una lingua e riscriverlo in un’altra lingua. Quindi se una persona parla due lingue è un traduttore. Giusto?

No! E la ragione è semplice da capire: è come dire che basta parlare una lingua per essere uno scrittore. Tradurre – e questo è, se vogliamo, il mito fondamentale da eliminare – non è solo prendere le parole scritte in una lingua e sostituirle con le corrispondenti in un’altra lingua. Si richiede la capacità, invece, di capire il perché sono state scelte certe parole e di saperne scegliere che abbiano la stessa connotazione nella lingua di destinazione: tradurre è trasportare significato e tono, non solamente contenuto. Inoltre bisogna essere competenti nell’argomento: se non si sa nulla di legge è ben difficile tradurre un contratto che nemmeno si capisce

  • Tradurre è un lavoro rapido

Tradurre vuol dire cambiare la lingua di un contenuto che ha scritto un altro, quindi è praticamente copiare. Per questo, non può essere un lavoro lungo. Giusto?

No! Copiare è il lavoro che fa, ad esempio, un dattilografo: con un manoscritto davanti, batte le parole su una tastiera. Un bravo professionista in questo campo può anche terminare di copiare un documento di 3000 parole in un’ora. Un traduttore deve capire il significato del contenuto, trovare le forme corrette, e riscriverle in una lingua diversa assicurandosi non solo che il testo non contenga errori, ma che vengano trasferite anche le connotazioni, i toni, i significati nascosti di un testo. Per un traduttore, 3000 parole possono essere il lavoro di un giorno intero.

  • Se si sa tradurre da una lingua all’altra, si può fare altrettanto bene il processo inverso

Se so l’Inglese e l’Italiano, e traduco bene dall’Inglese all’italiano, tradurrò altrettanto bene anche dall’Italiano all’inglese. Giusto?

No! Purtroppo, se escludiamo i casi di qualche professionista di straordinario talento, il processo di traduzione non si inverte sempre in maniera efficiente. Per quanto bene si conoscano due lingue, una sarà sempre dominante, ed è in quella che un traduttore deve lavorare – portandovi i testi scritti originariamente nelle altre lingue che conosce. Solo così potrà davvero produrre testi che funzionino alla perfezione. Naturalmente saprà trasferire il significato di un testo anche da questa lingua nelle altre, ma come abbiamo detto si traduce ben più del solo significato!

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