mercoledì, 19 giugno 2013 mercoledì, 19 giugno 2013

Il gioco del potere

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L’Italia è pronta per un premier donna?

Marlo Thomas sull' Huffighton Post si chiede se negli Usa ci potrà mai essere un presidente donna. La stessa domanda ce la poniamo noi, in Italia. Se le donne stanno guadagnando sempre più posti in parlamento, sembra quasi un miraggio accedere alle cariche più alte dello Stato.


                



Eppure, in molti paesi del mondo le donne ce l’hanno fatta. 

Ecco una lista – che in alcuni casi susciterà il vostro stupore, ne siamo convinte – con nazioni diversissime tra loro per cultura, tradizioni ed economia dove si trovano donne che ricoprono la più alta carica statale (escludendo le teste coronate come Elisabetta II o la regina dei Paesi Bassi Beatrice Orange Nassau): Angela Merkel (Germania); Jóhanna Sigurðardóttir (Islanda); Ellen Johnson-Sirleaf (Liberia); Helle Thorning-Schmidt (Danimarca); Tarja Halonen (Finlandia); Pratihba Patil (India); Cristina Fernandez de Kirchner (Argentina); Sheikh Hasina (Bangladesh); Dalia Grybauskaite (Lithuania); Laura Chinchilla (Costa Rica); Kamla Persad-Bissessar (Trinidad e Tobago); Julia Gillard (Australia); Portia Simpson-Miller (Jamaica); Dilma Vana Rousseff (Brasile); Atifete Jahjaga (Kosovo); Yingluck Shinawatra (Thailandia); Iveta Radičová (Slovacchia); Eveline Widmer-Schlumpf (Svizzera) e Cissé Mariam Kaïdama Sidibé (Mali).

su http://donne.manageritalia.it



           


E' giunta l'ora di avere un Presidente donna




Il Trentino è una Provincia con una buona legislazione in materia di politiche familiari, di assistenza e cura, di servizi socio-educativi alla prima infanzia, di sostegno all'occupazione e alla imprenditorialità. Un insieme di norme che tendono a favorire e a sostenere la genitorialità, i giovani, le donne, i bambini e gli anziani.

In Trentino i servizi socio-educativi da 0 a 3 anni sono un diritto universale, il che significa che il servizio dovrebbe essere prima o poi gratuito, o ad un costo decisamente limitato.

Nessun'altra Regione italiana ha una norma del genere. Sotto il profilo normativo pochi sono ancora gli interventi necessari, e a breve una legge sulla parificazione tra uomini e donne approderà nell'aula consiliare. Eppure chi vive in Trentino non ha la sensazione di essere in Svezia o in Danimarca, soprattutto per quanto riguarda la cultura di genere.


 


Anche in Trentino le donne, se sono madri, faticano a conciliare i tempi di vita e i tempi di lavoro, anzi non li conciliano affatto, molti sono i sacrifici che debbono affrontare. Le lavoratrici trentine, soprattutto le professioniste, anche se si laureano prima e meglio, continuano a guadagnare  meno dei colleghi uomini.

Se una giovane famiglia si deve avvalere dei servizi socio-educativi per la prima infanzia si accorge che essi, pur valendo qui in Trentino come diritto universale, costano come in altre regioni e più che nella vicina Lombardia.

E la domanda non è ancora omogeneamente soddisfatta su tutto il territorio.

Dunque esiste un problema di buone prassi e di capacità di interpretare al meglio le leggi che ci sono, sembra quasi esistere una dicotomia tra il mondo delle leggi e la capacità delle stesse di essere operative nella vita di tutti i giorni.

Non è infrequente l'argomentazione che in tempi di crisi non si possa pensare di abbassare i costi dei servizi e di prevedere agevolazioni particolari per incrementare l'occupazione femminile.




Eppure ormai tutti, da Bankitalia all'Ocse, affermano che il lavoro femminile è un «tesoretto» da scoprire e sfruttare e c'è chi, contro la crisi, fa un appello ai governi, di lanciare un «pink new deal». In base ai dati Ocse se in Italia vi fosse un'occupazione femminile al 60%, il nostro PIL aumenterebbe del 7%. Il Trentino fa registrare un tasso di occupazione femminile di 10 punti in più rispetto al resto del Paese, siamo al 58,2%. Un ottimo dato, che potrebbe crescere ancora se si sfruttassero tutte le norme esistenti.




Per implementare il lavoro femminile sono necessarie a questo punto le buone prassi, sia nel settore pubblico che in quello privato.

È necessario partire dalla constatazione che nei momenti di crisi la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa è ancora più dura, salire i gradini della carriera è un'impresa ardua, tant'è che sono pochissime le donne in posizione apicale, l'aumento del part time si è trasformato, per molte donne, in una trappola ai fini dell'avanzamento di carriera e le ha relegate a ruoli marginali.

Non c'è dubbio che vi sia un problema anche culturale.

Secondo una recente indagine, vi è la convinzione che un bambino piccolo soffra se la mamma lavora, il 76% degli uomini italiani lo pensa e ben il 74% delle donne è della stessa opinione, in Svezia lo pensa il 25% della popolazione.




È probabile che se si risolvessero i problemi di conciliazione e quindi si pensasse al cosiddetto «benessere interno lordo», aumenterebbe il benessere sociale, non solo in termini di reddito, quanto soprattutto nello stare bene fisico e psicologico per uomini, donne e bambini.

La stessa dicotomia mi pare di poterla attribuire all'ambito politico.

Ho letto infatti, nell'inserto pubblicitario dell'Adige dedicato all'8 marzo, l'articolo in cui ci si interroga se il Trentino possa essere guidato da una donna quale presidente della Provincia e la risposta è sconcertante e lapidaria, laddove afferma semplicemente che no, il Trentino ancora non è pronto a farsi guidare da una donna.




Ho la convinzione che i Trentini vogliano soprattutto essere ben governati e che il sesso o l'orientamento sessuale del futuro presidente siano ininfluenti non siano i motivi discriminanti per la scelta.

Certamente, però, l'articolo ha colto un elemento di criticità e di anomalia della politica italiana, d'altronde questo è un elemento che viene rimarcato in ogni analisi riguardante il ruolo delle donne italiane all'interno delle assemblee elettive.

Se la crisi economica può essere un'opportunità per nuovi ed innovativi investimenti, speriamo che la crisi della politica possa esserlo altrettanto.


Margherita Cogo su www.ladige.it/